venerdì 4 settembre 2009

Superman All Stars




Va bene. Lo ammetto. Lo confesso. Non vivo di sola Marvel. Ogni tanto faccio anche qualche puntatinta nell’ universo della Distinta Concorrenza, come la definisce Stan “the Man” Lee. Non mi ci fermo mai a lungo, però, ed intraprendo il viaggio solo a certe condizioni. Per esempio quando so che il volume acquistato racchiude una “pietra miliare” del fumetto, o quando è scritto da autori di cui ho apprezzato altrove i lavori. E’ così che mi sono ritrovato, nel corso degli anni, a leggere opere di Miller, Gaiman, Waid e Loeb. Senza contare quelle di Alan Moore (di cui non parlo, perchè son troppo partigiano: se il bardo di Northampton pubblicasse una lista della spesa, la comprerei e griderei al capolavoro. ). Di solito i miei excursus in casa DC ruotano intorno a Batman, di cui ho sempre amato la serie animata che passava in tempi non recenti su Italia 1. Ho letto anche qualcosa d’ altro, da Flash a Wonder Woman, a qualcosa della JLA, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi ai supereroi DC. Vuoi per le trame rese eccessivamente caotiche da troppe crisi su terre innumerevoli, vuoi per una continuity congestionata e spesso illogica, vuoi perchè (e soprattutto perchè ) non mi attirano proprio i personaggi. A parte, appunto, qualche piccola dose una tantum. E questa volta la mia quota di fumetti della Distinta Concorrenza non vedeva protagonista l’ uomo pipistrello cui negli anni ’60 prestò la pancetta e la carica kitsch una celeberrima serie di telefilm interpreata da Adam West (sì, proprio il sindaco di Quahogh, la città dei Griffin ! ), ma un supereroe, anzi il supereroe, che ho semre amato di meno in assoluto. Cioè Superman. La sua morte negli anni ’90 mi lascio impassibile, sia come storia che come disegni. Solo Alan Moore scrisse un trittico di storie che riuscì a farmelo apprezzare, almeno per un po’ ; ma delle Opere del Sommo ho già detto più sopra. Per il resto, buio assoluto. Superman è semplicemente troppo super per essere apprezzabile, ed il suo “parco nemici” mi sembra abbastanza ridicolo. Senonchè, ho acquistato il bel cartonato di “Planeta” che raccoglie la miniserie “Superman All Star” attratto un po’ da una ottima recensione letta su Film TV, un po’ dai nomi coinvolti: Grant Morrison ai testi e Frank Quitely ai disegni. Il loro ciclo di New X Men mi aveva esaltato non poco; Cassandra Nova, la distruzione di Genosha e la rivelazione in diretta tv di Xavier della sua natura di mutante e leader/ mentore degli X Men sono ancora marchiate a fuoco in maniera indelebile dentro di me. Speravo che, se non una storia a quei livelli, la pluripremiata ditta Morrison & Quitely potesse regalarmi un paio d’ ore di piacevole intrattenimento, nonostante il personaggio di cui si occupavano. Devo dire che sono stato smentito. Piacevolmente. “Superman All Star” è veramente una storia da leggere, rileggere e conservare nella libreria dei “mai più senza”. L’ Uomo d’ Acciaio, avvelenato da quelle stesse radiazioni solari che lo hanno reso il primo supereroe del mondo, prende coscienza della propria mortalità e decide di sistemare tutti i conti rimasti in sospeso. E’ un Superman ancora più potente quello alle cui gesta assistiamo, che non si rassegna a morire in maniera inferiore a come ha sempre vissuto. Non mancano imprese eroiche che solo lui potrebbe compiere, ma è sull’ aspetto umano che si concentra Morrison, regalandoci toccanti dialoghi con una Lois Lane mai così bella (se non vi viene la pelle d’ oca osservando il bacio tra lei e Superman sulla Luna siete dei mostri insensibili peggio di me ), un sereno confronto tra Clark ed il suo padre adottivo Jonathan Kent e la più assurda, divertente e toccante partita ad “acchiappa il bastoncino” che si sia mai vista. In punta di penna, con ironia ma senza mai abbandonarsi alla frivolezza o scadere nel retorico, Morrison oscilla constantemente tra il delirante ed il drammatico; e dove non arrivano le sue parole, le matite di Quitely mettono pezze incantevoli come arazzi. Insieme, conducono la storia all’ unico epilogo possibile, riannodando tutti i fili seminati nell’ arco dei dodici episodi, ricordandoci che finchè rimane vivo il ricordo e l’ esempio di chi ci ha preceduti, nessuno muore mai davvero. Insomma, una storyline che mi sento di consigliare sia a chi ai fans dell’ uomo di Krypton cartaceo (che sicuramente l’ hanno già straletto e divorato ), sia a chi ne ha seguito le vicende adolesceziali in “Smalville”, sia a chi cerca prove provate che il fumetto supereroistico non è solo scazzottate, mantelli e mutande sopra i pantaloni. E, naturalmente, a chiunque voglia semplicemente leggere una storia veramente bella senza farsi scoraggiare dai 22 euro del volume; li vale tutti. Per la veste grafica, per i contenuti, per i luoghi in cui ci trasporta. Per ciò che ci dice, ed ancor più per ciò che ci suggerisce. Ok, poi mi sono rituffato in Secret Invasion godendo come un riccio nel vedere gli Asgardiani prendere a calci in culo gli Skrull. Ma non di sole scazzottate, mantelli e mutande sopra i pantaloni posso vivere. O voglio vivere.

-Sette storie per non dormire versione Pocket : I romanzi di Carol O’ Connell con protagonista Katy Mallory

Katy Mallory è brava, bella, tosta, figa e fa tutto lei. E’ il miglior detective della Squadra Omicidi di nonmiricordodove. Peccato che risolva sempre lo stesso caso (copiaincolla + trova&sostituisci,e vualà) dove le falle logiche non si contanto, e che ai ben più interessanti comprimari sia dato lo spazio di uno spot pubblicitario. Senza contare i chilometrici, demenziali titoli delle versioni italiane, che rivaleggiano con incantesimi dischiusi tra i petali del tempo e porte socchiuse ai confini del grande raccordo anulare (e non c’ entrano una mazza che sia una con i titoli degli originali inglesi). Recuperate “Susan a faccia in giù nella neve”, e scordatevi del resto.

-La citazione del giorno:
"Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti. Soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito, Superman. Non un grandissimo fumetto...la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia...la filosofia non è soltanto eccelsa: è unica. L'elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è, di fatto, Bruce Wayne. L'Uomo Ragno è, di fatto, Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker. Deve mettersi un costume per diventare l'Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l'unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l'abito da lavoro...quello è il suo costume. E' il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E' debole, non crede in se' stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana". ( David Carradine in "Kill Bill - Vol.2" )

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